…Don Mazzerò…

…a mia figlia piace guardare Don Matteo. Invece, io penso che ‘sto prete porti sfiga. Questo ti risolve due casi di omicidio a settimana. Più di cento omicidi l’anno, che per 15 anni di telefilm fanno più di 1500 omicidi. In un paese di 20 mila abitanti? Oddio, una vera e propria carneficina!!! Hitler al confronto veniva usato come portafortuna…

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…ardore…

…se mi mandi in privato una tua poesia dove compare ben tre volte la parola falò, per cinque volte il verbo ardere e per quattro volte la parola brucio, e poi mi chiedi cosa ne penso, alla mia risposta “…datti fuoco…” non puoi permetterti di fare il permaloso e togliermi l’amicizia…

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…uxorimedio…

…adesso dopo le unioni civili, mi aspetto un ulteriore passo avanti: una legge sulle unioni incivili, sequestro immediato dei beni, perdita della patria potestà e castrazione chimica a tutti quelli che usano violenza sul partner. e vaffanculo…

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…ristrutturato…

…bere un Fernet a casa è un po’ come giocare a tressette da soli, puoi anche barare, cosìda vincere sempre, ma mancano i segni e le parole smozzicate del tuo compagno, magari fosse solo per prenderti per il culo, o per mandarti a farti benedire. Il Fernet è un gioco da raccontare, ogni sorso una frase da allungare con un ricordo, un ritorno, un viaggio, un’improvvisazione, una stazione per aspettare.
Gino ha chiuso il bar per qualche giorno, ne verrà uno nuovo dopo la ristrutturazione, più moderno, più sportivo, più di tendenza, così giura il proprietario. Se fossi un guardiano del tempo, uno shomèr, un ladro d’ombre, vorrei fermare quel momento, quell’istante, quel secondo nel quale misi per la prima volta i piedi in quel bar triste di una periferia triste di una città triste e chiesi un amaro ed un caffè lungo, quello stesso momento in cui, un qualcuno triste con la faccia abbronzata dalla polvere eterna di una vecchia macchina da caffè, mi rispose:”Abbiamo solo il Fernet, spero che vada bene”.
Non abbiamo solo il Fernet, Gino, credimi. Abbiamo quindici anni da raccontare al tavolo rosso di plastica dura, carte da calcolare su fogli bianchi con la biro masticata, segnali da decifrare per i nuovi compagni, culi di bicchiere da spiegare ad una donna, viaggi di sola andata da perdere e ritrovare, così ad ogni angolo ad ogni mattonella, ad ogni trespolo consumato in attesa di un “ciao, notte a tutti, vogliatevi bene”.
Non abbiamo solo il Fernet, Gino. Abbiamo una faccia simile, tutti noi qui, una faccia di ieri e di domani, una faccia che ci assomiglierà un po’ meno d’ora in poi. Come un bicchiere di Fernet da bere da soli, a casa…

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…ruga dal carcere…

…quanto sono volgari i segni del tempo sulla mia faccia?
Rimetto le mani sul petto per nascondere i rimpianti,
dominata di bianco la ruga sulla guancia destra, sfugge in salita staccando il disagio.
Non sopporto nemmeno gli sguardi teneri della fantasia, puerili ed inutili come un cappotto d’estate.
Basterebbe fottere sempre e fregarsene, dicevi, ma quello che vedo ora nello specchio non inganna...

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…l’aria di qui…

…mi porterai sulla collina delle pietre di tufo,
quando quella mattina svegliato dal latrato del vecchio Nick,
raderai la faccia con leocrema e sapone di marsiglia,
indosserai una maglietta grigia con i bottoni lenti,
mi dirai di andare.

Qui fa notte da una vita intera,
ci si saluta a volte con un sorriso,
contiamo le gocce di pioggia prima di mettere a letto i bambini,
invece di una fetta di limone nel bicchiere d’acqua
o una crosta di pane per il passero sui balconi.

Mi porterai a vedere le tue sirene sui pattini,
la ruota storta della bicicletta che cigolava gli anni,
il berretto rivoltato con la visiera di cartone e malta,
quel fiore dalla cresta di gallo che tenevi in giardino,
la pergola rossa dove essiccavi l’ultima Lido,
e le dita di gesso e carbone che tagliavano il tempo.

Qui il biancospino mangia il muro e disegna un arco,
sembra un nido di carta velina e carta vetrata,
ci manca sempre l’indirizzo giusto per i ricordi,
sui quaderni del doposcuola coloriamo semini,
ed aspettiamo che qualcuno ci spieghi un perchè.

Mi porterai sulla collina delle pietre di tufo,
là dove si vede la terra di mio padre, delle sue braccia,
chiuse dentro una giacca, così stretta oramai
che lascia trasparire una lacrima…

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…cirinnazzi…

…finalmente anche in Italia avremo una legge sulle unioni civili. passato il decreto cirinnà al senato: due persone dello stesso sesso che vivono assieme potranno essere considerate come due persone dello stesso sesso che vivono assieme. Ma andatevene affanculo meglio…

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