…uxorimedio…

…adesso dopo le unioni civili, mi aspetto un ulteriore passo avanti: una legge sulle unioni incivili, sequestro immediato dei beni, perdita della patria potestà e castrazione chimica a tutti quelli che usano violenza sul partner. e vaffanculo…

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…ristrutturato…

…bere un Fernet a casa è un po’ come giocare a tressette da soli, puoi anche barare, cosìda vincere sempre, ma mancano i segni e le parole smozzicate del tuo compagno, magari fosse solo per prenderti per il culo, o per mandarti a farti benedire. Il Fernet è un gioco da raccontare, ogni sorso una frase da allungare con un ricordo, un ritorno, un viaggio, un’improvvisazione, una stazione per aspettare.
Gino ha chiuso il bar per qualche giorno, ne verrà uno nuovo dopo la ristrutturazione, più moderno, più sportivo, più di tendenza, così giura il proprietario. Se fossi un guardiano del tempo, uno shomèr, un ladro d’ombre, vorrei fermare quel momento, quell’istante, quel secondo nel quale misi per la prima volta i piedi in quel bar triste di una periferia triste di una città triste e chiesi un amaro ed un caffè lungo, quello stesso momento in cui, un qualcuno triste con la faccia abbronzata dalla polvere eterna di una vecchia macchina da caffè, mi rispose:”Abbiamo solo il Fernet, spero che vada bene”.
Non abbiamo solo il Fernet, Gino, credimi. Abbiamo quindici anni da raccontare al tavolo rosso di plastica dura, carte da calcolare su fogli bianchi con la biro masticata, segnali da decifrare per i nuovi compagni, culi di bicchiere da spiegare ad una donna, viaggi di sola andata da perdere e ritrovare, così ad ogni angolo ad ogni mattonella, ad ogni trespolo consumato in attesa di un “ciao, notte a tutti, vogliatevi bene”.
Non abbiamo solo il Fernet, Gino. Abbiamo una faccia simile, tutti noi qui, una faccia di ieri e di domani, una faccia che ci assomiglierà un po’ meno d’ora in poi. Come un bicchiere di Fernet da bere da soli, a casa…

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…ruga dal carcere…

…quanto sono volgari i segni del tempo sulla mia faccia?
Rimetto le mani sul petto per nascondere i rimpianti,
dominata di bianco la ruga sulla guancia destra, sfugge in salita staccando il disagio.
Non sopporto nemmeno gli sguardi teneri della fantasia, puerili ed inutili come un cappotto d’estate.
Basterebbe fottere sempre e fregarsene, dicevi, ma quello che vedo ora nello specchio non inganna...

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…l’aria di qui…

…mi porterai sulla collina delle pietre di tufo,
quando quella mattina svegliato dal latrato del vecchio Nick,
raderai la faccia con leocrema e sapone di marsiglia,
indosserai una maglietta grigia con i bottoni lenti,
mi dirai di andare.

Qui fa notte da una vita intera,
ci si saluta a volte con un sorriso,
contiamo le gocce di pioggia prima di mettere a letto i bambini,
invece di una fetta di limone nel bicchiere d’acqua
o una crosta di pane per il passero sui balconi.

Mi porterai a vedere le tue sirene sui pattini,
la ruota storta della bicicletta che cigolava gli anni,
il berretto rivoltato con la visiera di cartone e malta,
quel fiore dalla cresta di gallo che tenevi in giardino,
la pergola rossa dove essiccavi l’ultima Lido,
e le dita di gesso e carbone che tagliavano il tempo.

Qui il biancospino mangia il muro e disegna un arco,
sembra un nido di carta velina e carta vetrata,
ci manca sempre l’indirizzo giusto per i ricordi,
sui quaderni del doposcuola coloriamo semini,
ed aspettiamo che qualcuno ci spieghi un perchè.

Mi porterai sulla collina delle pietre di tufo,
là dove si vede la terra di mio padre, delle sue braccia,
chiuse dentro una giacca, così stretta oramai
che lascia trasparire una lacrima…

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…cirinnazzi…

…finalmente anche in Italia avremo una legge sulle unioni civili. passato il decreto cirinnà al senato: due persone dello stesso sesso che vivono assieme potranno essere considerate come due persone dello stesso sesso che vivono assieme. Ma andatevene affanculo meglio…

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…in Coop jamm’ ja’…

…una volta con duemila lire al supermercato mi portavo a casa sei vaschette di nutella, due pacchi di bilama, quattro pacchetti di gomme brooklyn e qualche matita. Adesso hanno messo telecamere, allarmi e guardie giurate dappertutto…

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…bombe acqua…

…le nuvolette rosa e blu elettrico che adornano il muro del bar, sono stampate su carta da parati con vernice acrilica, opera di un ragazzotto del posto con paturnie artistiche. Il risultato non dispiace, peccato peril vecchio quadro dell’Ernesto che campeggiava monotono sulla parete di prima, finito in soffitta a fare cibo per i tarli e specchio ai ragni.La luna stasera, rincorre la vetrina nuova sino a rannicchiarsi stanca tra l’ombra al neon di una scatola di cioccolatini; sorride, a vederla da vicino, o forse è solo un gesto d’intesa con i miei pensieri.
“Bentornato Mastro, e pulisciti i piedi che ho appena passato lo straccio.” urla Gino dietro al bancone nuovo di pacca, tutto agghindato con livrea color arance di Sicilia con pantalone nero a sigaretta e sul gilet lo stemmino con il nome del bar.
“…hai addosso i colori delmaggiolone del Basilio,ti manca solo una marmitta dietro al culo e potresti partecipare alla prossima mille miglia di LeMans, o mio caro Gino…”
“Mastro, che prendi, il solito? Dai che stavolta tocca a me offrire.”, la voce di Don Bairo si staglia amica dal fondo della sala da biliardo, rimessa a nuovo anche quella.
“…grazie sì, prendo il solito. Gino, ce lo fai portare al tavolo dalla Pimpa, per favore…”
“Lascia stare, Mastro, te lo porto io.”, mi rassicura il vecchio gesuita, e confare impacciato appoggia tazzine e bicchieri sul tavolino accanto alla tv.
“Lo sapevi che adesso il Gino si fa pagare l’extra per il servizio al tavolo? Deve fare come tutti gli altri, ha detto. E chi non è d’accordo puo’ pure cambiare bar, parole sue. Come va, Mastro? Hai sentito della novità sulla guerra in Libia? Sui nostri tecnici ammazzati? Secondo te è giusto mandare un contingente in Libia, per combattere una guerra che non ci riguarda?”
“…perché esistono guerre che ci riguardano e guerre che non ci riguardano?…”
“Non intendevo dire che le guerre non ci dovrebbero interessare, se non altro per cercare di porre fine a tutti i conflitti che ci sono ora nel mondo e nel cercare vie diplomatiche per evitare guerre future; il mio pensiero è piuttosto un altro: che senso avrebbe, per uno stato come l’Italia che per finanziare una guerra deve per causa di forza maggiore rinunciare a ristrutturare le scuole e gli ospedali, andare a bombardare scuole ed ospedali di un’altra nazione?”
Volevo rispondere che non ha nessun senso, che le guerre non hanno senso, che questa vita non ha senso, che forse l’intera umanità non ha uno straccio di senso. Volevo risponderti caro Don ma non ce l’ho fatta. Ho solo detto un ‘non lo so’ed ho fatto un cenno con la testa.
Gino ha trovato lo slogan per il bar, uno slogan che farà rumore dice lui. Come il vecchio maggiolone, arancio e nero, del Basilio. Come una bomba su una scuola o su un ospedale…

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