…bombe acqua…

…le nuvolette rosa e blu elettrico che adornano il muro del bar, sono stampate su carta da parati con vernice acrilica, opera di un ragazzotto del posto con paturnie artistiche. Il risultato non dispiace, peccato peril vecchio quadro dell’Ernesto che campeggiava monotono sulla parete di prima, finito in soffitta a fare cibo per i tarli e specchio ai ragni.La luna stasera, rincorre la vetrina nuova sino a rannicchiarsi stanca tra l’ombra al neon di una scatola di cioccolatini; sorride, a vederla da vicino, o forse è solo un gesto d’intesa con i miei pensieri.
“Bentornato Mastro, e pulisciti i piedi che ho appena passato lo straccio.” urla Gino dietro al bancone nuovo di pacca, tutto agghindato con livrea color arance di Sicilia con pantalone nero a sigaretta e sul gilet lo stemmino con il nome del bar.
“…hai addosso i colori delmaggiolone del Basilio,ti manca solo una marmitta dietro al culo e potresti partecipare alla prossima mille miglia di LeMans, o mio caro Gino…”
“Mastro, che prendi, il solito? Dai che stavolta tocca a me offrire.”, la voce di Don Bairo si staglia amica dal fondo della sala da biliardo, rimessa a nuovo anche quella.
“…grazie sì, prendo il solito. Gino, ce lo fai portare al tavolo dalla Pimpa, per favore…”
“Lascia stare, Mastro, te lo porto io.”, mi rassicura il vecchio gesuita, e confare impacciato appoggia tazzine e bicchieri sul tavolino accanto alla tv.
“Lo sapevi che adesso il Gino si fa pagare l’extra per il servizio al tavolo? Deve fare come tutti gli altri, ha detto. E chi non è d’accordo puo’ pure cambiare bar, parole sue. Come va, Mastro? Hai sentito della novità sulla guerra in Libia? Sui nostri tecnici ammazzati? Secondo te è giusto mandare un contingente in Libia, per combattere una guerra che non ci riguarda?”
“…perché esistono guerre che ci riguardano e guerre che non ci riguardano?…”
“Non intendevo dire che le guerre non ci dovrebbero interessare, se non altro per cercare di porre fine a tutti i conflitti che ci sono ora nel mondo e nel cercare vie diplomatiche per evitare guerre future; il mio pensiero è piuttosto un altro: che senso avrebbe, per uno stato come l’Italia che per finanziare una guerra deve per causa di forza maggiore rinunciare a ristrutturare le scuole e gli ospedali, andare a bombardare scuole ed ospedali di un’altra nazione?”
Volevo rispondere che non ha nessun senso, che le guerre non hanno senso, che questa vita non ha senso, che forse l’intera umanità non ha uno straccio di senso. Volevo risponderti caro Don ma non ce l’ho fatta. Ho solo detto un ‘non lo so’ed ho fatto un cenno con la testa.
Gino ha trovato lo slogan per il bar, uno slogan che farà rumore dice lui. Come il vecchio maggiolone, arancio e nero, del Basilio. Come una bomba su una scuola o su un ospedale…

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...salentino e poco altro...
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