…febbraio 1979…

…salutatemi la riva, appena arrivate,
e quella ragazza e i suoi occhi neri,
il cane che abbaia alle ombre bugiarde,
un secchio senza fondo dietro la chiesa,
la canzone che cantava mio padre una sera,
anche se ora non ricordo le parole,
il flauto che suonava il vecchio Cesare,
seduto sulla solita sedia al solito posto,
con le mani rovinate dalle sconfitte,
e la bocca storta dal collo di bottiglie,
bevute sempre in fretta o di nascosto.
Salutatemi la candelora all’angolo,
e tutte le fascine rubate al tramonto,
il fuoco che toccava il lampione rotto,
la Madonna passata sul tavolino buono,
e le preghiere mai imparate e mai usate,
laggiù nella cantina di Enrico ad infilare,
ad intrecciare sogni e foglie verdi,
con le gambe ritte sul muro sbreccato,
ad aspettare il bacio prima di rientrare,
con le mani che cercavano miele,
che arrancavano sui fianchi impacciate.
Salutatemi tutte le facce che non scordo,
ma non aspettatemi adesso che è notte,
dimenticatemi qui, dove il pane è caldo,
e non manca il prossimo bicchiere,
posso solo nascondermi, in questo posto,
improvvisato, come il viso di un cieco,
che si guarda allo specchio…

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...salentino e poco altro...
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