…Al Luvione…

…stasera l’umidità si stampava sulle vetrine delle caramelle, trasudava anche quella vecchia scritta de l’Ambrosoli sul vasetto delle gelatine, ce ne era una anche al bar del vecchio paese, ci disegnavo la faccia di una “Sabrina” da ragazzino dopo averci soffiato sopra aria calda con la bocca, ripassando a memoria frasi d’amore; le tivvù spente riflettevano il neon del biliardo che era sempre occupato dal Molosso e dal Francis che bazzicavano a 32 seduti sul bordo, con accanto l’immancabile bicchiere di bianco frizzante. Gino era occupato con un vecchio cellulare che lo mandava in bestia per un caricabatterie restio o qualcosa del genere.
-“Buonasera signor Mastro, a cosa dobbiamo l’onore della sua presenza? Sarà una settimana che non si degnava di passare!”
-“…fanculo, Gino, con vera simpatia e fratellanza, ma è un periodo strano, mi tocca convincermi tutte le sere di fare un salto nel letto prima di andare a lavorare, dopo aver finito qualcosa di scritto o qualcosa che le assomiglia e così che passano le giornate: tra reggere e sorreggere. Stasera ho deciso di reggermi e concludere con un caffè lungo ed un Fernet liscio, in puro stile cronologico e poi di sorreggermi sino a casa…”
Tra il solito pensiero di Gino, che crede di essere nato per essere messo in mezzo dalla mie parole e l’urlo del Molosso che aveva appena vinto un altro giro di frizzantino, ha fatto la solita apparizione il vecchio Bringo, alias Alfio Bringoni, commercialista di tutto il paese prima e sindacalista del patronato, con modelli Unici e 740 a migliaia, dopo.
-“Buonasera, Mastro. Posso offrirti il caffè?”
-“…te lo offro io, Alfio, se permetti…”
-“Hai visto quello che succede al Nord, Lele? Alluvioni e nubifragi che spezzano in due intere città. Poveri cristi pieni di fango sino alle mutande.”
-“E pensare che basterebbe riversare una quota del cinque per mille, tutti gli anni, per risanare, con interventi centrati, buona parte del dissesto idrogeologico di questa puttanazza isterica che chiamiamo Italia.” – era la voce di Don Bairo che tuonava dal sediolino del bancone -“Basterebbe che la Protezione Civile si trasformasse in Prevenzione Civile ed occupasse le forze per far intervenire, preventivamente, il Genio Civile ed il ministero delle Infrastrutture nei luoghi e nei punti dove c’è bisogno e non intervenire a cose fatte, per far la conta dei danni e dei morti.”
Diecimila morti negli ultimi cinquanta anni per alluvioni e frane. Un intero paese di morti. Un paese intero morto.
Mi sorreggo sino a casa con questa frase nella testa: un paese intero morto. Metafora di uno stato che seppellendo un intero paese, già il giorno dopo, ha da pensare alla Juventus e alla Roma in Champions League…

Annunci

Informazioni su lelemastroleo

...salentino e poco altro...
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...