…l’amore fa…

...Gino impilava cartoni di bottiglie vuote di birra e minerale fuori dal bar, vicino alla centralina grigia di plastica dura della compagnia dei telefoni, Aveva creato una torre dritta, precisa al millimetro, con il suo solito maniacale ritmo lento, tutto in levare, ritmo reggae, bobmarli dei baristi, con molti capelli in meno.
-“…non dirmi che passano ancora per i vuoti…”, gli domando.
-“Quali vuoti, Mastro! Buonasera a te, vecchio orso. Nessun vuoto, passa domani mattina il mio nipote, Carlo, lo avrai visto sicuramente qualche volta al bar, è quello che porta sempre quelle felpe pesanti con il cappuccio anche d’estate, quello che rompe i coglioni a qualsiasi animale di sesso femminile che si trovi a passare a pochi metri dal suo uccello. Insomma ‘sto mio nipote, ha comprato un furgoncino e fa il giro dei bar a raccogliere le bottiglie vuote. Dopo averle lavate e sterilizzate (dice lui) le rivende alle mamme che fanno le conserve. È un bravo ragazzo, si è inventato ‘sto lavoretto e noi diamo una mano.”
Me lo ricordo Carlo, avrà si e no trenta anni, sempre imbarrato in questi vestiti tre volte più larghi, con questi capelli perennemente sulla faccia e con le mani troppo grandi, sproporzionate rispetto al resto del corpo.
-“Prendi il solito, Mastro?” mi urla da dietro il bancone il buon Gino. Gli rispondo annuendo con la testa.
Al tavolo della briscola stasera siede Don Bairo assieme alla moglie e ad altre due donne che non conosco. La più anziana ha lo stesso colore degli occhi del professore, beve da un calice marchiato in rilievo una nota bibita gassata; la più giovane ha maniere eleganti, molto sobria nel suo vestito blu a pois bianchi, ha i capelli rossi naturali con delle venature grigie sulle punte, avrà più o meno la mia età.
-“Buonasera Mastro, posso offrirti io da bere questa sera? Vieni, ti presento mia madre e mia sorella, sono a Perugia di passaggio e domenica ripartono per il “natio suol”. Prendi una sedia e siediti con noi”, mi dice il vecchio prete.
-“…ti ringrazio Professore, ma vado di fretta, mi aspettano a cena. Oggi festeggiamo le pagelle dei piccoli. Hanno preso quasi tutti dieci e pochi nove. Mi danno tante soddisfazioni…” gli rispondo mentre saluto le due donne stringendo loro la mano.
-“Stai invecchiando Mastro, parli dei tuoi figli con lo stesso entusiasmo con cui parlavi vent’anni fa del tuo lavoro e dei tuoi sogni. Non dico che sei cambiato o che sei peggiorato, anzi direi che sei migliorato, almeno in questo. Adesso non ci sei solo tu al centro delle tue attenzioni, ma esiste un mondo intorno a te che ti appartiene, che piace tenerti stretto. Sono contento per te. Mi piace quando non sei il solito orso.”
Uscendo dal locale mi è tornato un vecchio motivo di Fossati e mi son messo a cantare a squarciagola sino a casa. “Invecchiano anche le persone tristi” pensavo ed ero contento di quel pensiero senza saperne il perché…

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...salentino e poco altro...
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