…Miguel de Unamuno credo…

…Gino ha preparato i tramezzini e le crocchette per l’aperitivo, dietro il bancone gira senza scarpe per i postumi di un storta alla caviglia. Fascia stretta ed impacchi freddi, gli ha consigliato il medico. Molosso legge il “corriere” partendo dalla fine: “Mi lascio le notizie di politica per ultimo, Mastro, per farmi due risate alla fine, A proposito Mastro, cosa ne pensi di ‘sto Renzi come premier?”.
-“…Renzi è una cartina tornasole, Molosso, è messo lì per tastare il grado di acidità di una classe dirigente a cui stavano sfuggendo le redini del cavallo al passo e il paese stava indirizzandosi verso una deriva qualunquista e personalistica che per i poteri forti è assoluto fumo negli occhi. Renzi vale meno di se stesso e di quelli che lo hanno preceduto ma è assoluto “immagine”, è volto “chiaro e puro”, convincente e convinto, era quello che serviva a certe lobby per tranquillizzare il “popolo soprano”, per non sentire più urla ma solo cori, inni, proclami, “canzonette” insomma, Ingenue ed innocue canzonette…”
Don Bairo era seduto sul tavolo bianco con la scritta rossa dei gelati, spalle alla televisione con in mano una grappa barricata, scorreva le pagine di un libro alquanto consumate, Miguel de Unamuno credo.
Mi son seduto allo stesso tavolo e ho chiesto al vecchio gesuita se potevo offrigli un caffè.
-“No grazie, Mastro. Finisco la grappa e scappo a casa. Hai letto di quella signora di Cascina, quarantasei anni e madre di tre figli, che si è suicidata perché non riusciva a pagare l’affitto di casa? Su facebook aveva lanciato appelli affinché qualcuno le trovasse un appartamento più piccolo con un affitto ragionevole. Lele, ma secondo te è mai possibile morire per trecento/quattrocento euro al mese? Può una madre lasciare tre figli per farla finita ed arrendersi in quel misero modo? Possiamo permetterci che possa risuccedere? Siamo così vigliacchi da non riuscire più a sentire le urla disperate di una madre esasperata? Io non ci credo, Lele. Spero sempre che ci sia un mondo migliore fuori da me, da te, da questo bar, da questo piccolo paese, da questa città.”
Lo spero anch’io, amico mio, anche se non ho saputo risponderti, anche se ho solo continuato a bere il mio fernet, dato una scorsa veloce al tuo libro di Unamuno (avevo ragione), ti ho salutato e son scappato via…

Tom Waits – Little Trip to Heaven
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...salentino e poco altro...
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