…oleandri…

 

…Gianni fermò la macchina sotto una fila di oleandri rossi, prese il giaccone e lo indossò di fretta. L’inverno salentino, a volte sa essere cattivo, quindi decise di mettere anche il berretto di panno nero e si incamminò dentro il sentiero che portava al mare. La luna assassina ripuliva il coltello tra le onde e si asciugava la fronte con una nuvola che le viaggiava accanto. Gianni mise le mani in tasca e ne tirò fuori il pacchetto delle sigarette e l’accendino. Ne accese una. Il caldo del fumo gli chiuse i polmoni e tossì ferocemente contro il pugno chiuso che portava alla bocca. Sedette su uno scoglio basso e tirò un’altra boccata.
Con la testa china a guardare l’acqua e con le mani piene di sassi iniziò a fare quell’antico gioco, che oramai non lo divertiva più. Uno due tre salti sulla superficie, ma il mare pigro e assonnato non gli rimandava nemmeno uno spruzzo.
Marianna venne avanti in silenzio, non voleva disturbarlo, si avvicinò piano all’uomo e si sedette accanto al lui sullo scoglio e rimasero muti uno vicino all’altra per molto tempo.
“Vorresti tornare?” gli chiese.
“…no…”- rispose lui -“…ma vorrei non averne più nostalgia…”
“Questo non puoi averlo.” aggiunse Marianna
“…lo so ed è per questo che sei qui adesso, in uno dei miei sogni…per sentirmelo dire…”…

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...salentino e poco altro...
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