…il primo amore…

http://www.youtube.com/watch?v=-J9PUiGxEKA

 

…con le cuffie della piccola radio a transistor ascoltavo quel pezzo dei Daniel Santacruz che ti piaceva tanto, “Soleado” mi pare, mentre fermavo il motorino prestato da Antonio sotto casa tua e rimanevo a guardare la finestra della tua stanza per tutta la mattina. Era una domenica di fine scuola, una domenica di fine liceo, una domenica di giugno, una di quelle domeniche in cui il sole salentino la fa da padrone e il vento asfittico di scirocco ne è degno complice, una domenica di speranze, una domenica di attese. Avevo imparato tutto a memoria, era il mio primo discorso da fare ad una donna, il mio primo approccio, il mio primo dichiararmi, il mio primo nodo in gola, il mio primo approdo nel porto di un abbraccio, di un bacio, di una carezza dati con quell’amore che fa esplodere il sangue, che fa bruciare l’anima, che annienta i pensieri; era il mio discorso adulto dettato con balbuzie e tremori alla persona che sentivo di amare più delle mie ossa, più dei miei stessi occhi, della mia stessa bocca, di ogni mio sorriso, di ogni idea, di ogni mio desiderio, di ogni mio cielo. E tu l’avevi ascoltato con un distacco quasi glaciale, quasi aspettassi da tempo quelle parole, quelle frasi smozzicate, titubanti ed incerte. Tu rimanesti ferma, in attesa che io terminassi quella mia confessione, quel recitativo di florilegi ed arabeschi, quel susseguirsi inesperto di parole e sogni, quel racconto sottotitolato dal cuore. E nessuna parola uscì dalla tua bocca se non un sbocconcellato “Ne riparliamo domani.Domani ti faccio sapere”, prima di scappare via, prima di tornare a casa sottobraccio alla tua solita amica. E quella notte non riuscì a prendere sonno, non riuscivo a farmi bastare quella tua risposta, non riuscivo a concepire quella tua freddezza, quel tuo viso impassibile, quel tuo essere donna e femmina ed io solo vittima malferma e spaventata di quello che sentivo per te. Ed eccomi lì sotto la finestra con le persiane verdi, in quella domenica di giugno che bruciava la pelle, che cucinava sangue e budella, che partoriva afa e fastidio, che girava il cuore in una pressa senza fine sino a dissanguarmi, sino a perdere i sensi, sino a torcermi anche lo stomaco e le gambe. Ma tu quella domenica non ti affacciasti e nemmeno il giorno dopo e neanche in quelli a seguire. 
Adesso faccio fatica a ricordare il tuo viso, a ricordare il tuo nome, a ricordare quella vecchia canzone.
Adesso faccio fatica a mettere nei cassetti giusti tutti i ricordi…

 
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...salentino e poco altro...
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