…in re minore…

…sulle scale che portano all’inferno si appoggiò un attimo Lele, prima di riprendere il bicchiere di gin scadente, salutare il cantante con la giacca di lustrini e con il cappello di paglia e riprendere la corsa del suo destino. “Chiudo gli occhi un momento prima che faccia giorno” si udì la voce del diavolo da dietro una pila di cassette di whisky vuote e bianche. “…E’ più difficile incontrare uno sguardo che ci rassomiglia che mille mani che ci accarezzano…” cantava Red dalla giacca luccicante ed il demone in giacca in cravatta annuì con la testa. “…Non si possono ammazzare le passioni se prima non si conosce la paura di amare…” continuava in Re minore la voce del cantante. 
-“Non avevo mai fatto caso al testo di questa canzone, è proprio bello quello che scrivi Lele” -aggiunse il diavolo- “peccato che tu debba morire questa sera. Vorrà dire che scriverai per me d’ora in poi e tutte le sere verrò ad ascoltarti sotto la finestra dei dannati e porterò fiele caldo e veleno d’annata per la tua sete”.
Lele fece finta di non sentire le parole di quel satana minore, accennò un timido sorriso e continuò a salire le scale.
-“Quanto manca alla porta del deserto e quanti sogni dovrò lasciare nei cassetti prima di spogliarmi di queste nere scarpe e mettermi a correre sulla brace di tutti i ricordi?”
chiese il parolaio al suo carnefice, con un sottile filo di voce, quasi a nascondere le proprie emozioni, ormai sudato e stanco dalla salita.
– “Cos’è questo silenzio? Perché non mi rispondi? e possibile rivedere la luna? e poi perché non mi lasci qui a metà strada tra la vita e la morte, tanto ci sono abituato. Ho passato tutti i miei giorni in bilico tra il silenzio ed il rumore, tra il bianco ed il nero, tra l’orrore e la bellezza e nessuna decisione definitiva mi è mai appartenuta. Quindi cosa mi importa sapere cos’è la morte se non mi è mai interessato sapere cos’è la vita? Quale può essere il contrappasso per me? Non ho mai conosciuto il falso ed il vero e non ho mai preso sul serio neanche i respiri..”

Il cantante continuava a premere i tasti del pianoforte e la voce dal microfono riempiva quelle infinite rampe di scale che portavano al destino.

Adesso era il turno di un vecchio blues…

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...salentino e poco altro...
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