…e tu lo chiami talento quell’essere sé stessi, quel rimboccare le coperte tutte le notti alla luna e sentire le lacrime prima degli altri, pulire il vetro appannato dei silenzi, leggere i fondi di caffè ai miei sbagli, raccattare le cartacce che lasciano in giro le emozioni, e poi ridere dei miei versi e delle mie facce. tu lo chiami talento quella paura di perdere, di non riuscire a raccontarsi, di essere migliore dei propri pensieri, quell’essere nonostante tutto, fragile. tu lo chiami talento, solo perché ho imparato, con i tuoi sogni, a far volare gli aquiloni…

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...salentino e poco altro...
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